Processo Bossetti: un processo a difesa dell’indagine, privo di perizia d’ufficio. Yara leggeva libri sul bullismo, nessuna indagine in ambito giovanile.

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Nel processo d’appello a Massimo Bossetti emergono dubbi e incertezze sulla conduzione delle indagini nella quali non sono state istanziate,  ne  tanto meno prodotte perizie d’ufficio che possano aver determianto un’opinione investigativa, apparentemente già delineata.

All’esamina del fascicolo,  la fotografia satellitare richiesta a Google in data 23 gennaio 2011 e pervenuta  alla Procura in data 24 gennaio 2011, non è presente.

Il corpo, ricordiamo è stato ritrovato il 26 febbraio 2011, e nella fotografia non è presente, tanto da far supporre che il cadavere sia stato portato successivamente.

Ma come sono possibili molte omissioni da parte della Procura, nel non rendere disponibile una fotografia tanto eloquente, nel non richiedere perizie d’ufficio, nel non consentire la visione dei reperti su cui sono state fatte le indagini  nell’ambito dell’attività  di difesa ?

La difesa ho richiesto la fotografia a Google solo  successivamente,  attraverso la collaborazione di Gianluca Neri, nella quale appare nitido il sito in cui è stato ritrovato il corpo.

Come è possibile che non siano state condotte indagini approfondite, sulle ricerche letterarie condotte nell’ultimo periodo di vita di Yara Gambirasio, attraverso la Biblioteca pubblica, ricerche sulle cause del bullismo e reati connessi ad atteggiamenti comuni e ben noti nella società e collettività giovanile?

Molti altri dubbi vengono segnalati da Ezio Denti, uno dei consulenti del pool difensivo di Massimo Giuseppe Bossetti che alla domanda sulle indagine condotte nei confronti della Brena risponde:  “La figura della Brena, indipendentemente dalle responsabilità che può avere, non è stata presa in considerazione. Per questo mi sono sempre concentrato sul delitto in ambito giovanile. Quel dna della Brena è chiarissimo sulla manica di Yara. Non è stata presa in considerazione perché la Brena dichiarò che si trovava a Ponte San Pietro e che il fratello era andata a prenderla. Quest’ultimo invece non si era mai mosso da dove era. La Procura intervenne con le intercettazioni ambientali ma non estrapolando due sms tra la Brena e il fratello che poi sono risultati cancellati”. Secondo Denti gli avvocati di Bossetti stanno facendo un gran lavoro, riuscendo anche a contattare il luminare Peter Gill, un punto di riferimento in genetica forense : “Siamo riusciti a dimostrare quante balle sono state dette. Gill è un grande luminare. Noi siamo stati bravi a chiedergli un parere. Ha detto una cosa interessante. È impensabile, indipendentemente dalle anomalie riscontrate, che quelle tracce possano resistere dopo 5 o 6 settimane su un tessuto o un corpo esposto alle intemperie”. Sta facendo molto discutere la foto prodotta dalla difesa secondo la quale il corpo di Yara Gambirasio, un mese prima del ritrovamento, non si trovava sul campo di Chignolo d’Isola. “Abbiamo voluto produrla perchè sapevamo che quella foto ce l’aveva anche la Procura. Li abbiamo stuzzicati e colpiti nel fianco. Guarda caso, dopo la pausa della prima parte dell’udienza, sono entrati con le stesse foto in mano. Quella foto la Procura l’aveva e non ne ha mai parlato. Credo che qualcosa sia stato nascosto. Non voglio fare allusioni. Perché, però, non ci hanno mai messo nelle condizioni di lavorare ad armi pari? Perché non abbiamo potuto visionare reperti, telecamere e documentazioni? Qualcosa non quadra e gli italiani se lo stanno chiedendo. Abbiamo un uomo in galera che non c’entra nulla. Bossetti non ha nulla a che fare con questo omicidio, lo dicono le carte”.

“C’è voglia di non raggiungere la verità e non tutelare gli italiani”. Non ha usato mezzi termini Ezio Denti, consulente del pool difensivo di Massimo Giuseppe Bossetti, nel commentare l’avvio del processo d’appello nei confronti del muratore di Mapello in programma il 30 giugno. Ai microfoni di “Legge o Giustizia”, format condotto da Matteo Torrioli sui Radio Cusano Campus, Denti ha detto: “Noi siamo convinti di quello che stiamo facendo. Speriamo bene ovvero che il 30 ci sia una risposta positiva sulla richiesta di nuova perizia del DNA. In primo grado, purtroppo, non abbiamo potuto fare nulla, neanche le perizie sui reperti. L’avv. Claudio Salvagni ha detto una cosa giustissima: non si vuole arrivare alla verità. Bossetti ha bisogno di avere una certezza. Rispetto la scienza ma non si può decidere della vita di una persona solo su questi indizi. Non c’è nulla che possa legare quest’uomo a questo omicidio”. Per l’appello la difesa ha in serbo alcune novità: “Ci sono tante novità, abbiamo mantenuto massimo riserbo. Non abbiamo neanche fatto copie della richiesta d’appello per evitare che andassero all’esterno. Ci sono elementi già conosciuti e che la Procura non lo ha trattato e che sarebbero sufficienti per nuovo filone d’indagine. Sono sempre convinto che quello di Yara Gambirasio sia un omicidio in ambito giovanile”. Il presidente della Corte d’assise d’appello di Brescia ha vietato riprese video, audio e fotografiche nell’aula dove si svolgerà il processo. “Se le telecamere fossero entrate in tutte le udienze del primo grado gli italiani sarebbero stati informati sull’accaduto. Invece c’erano giornalisti che riportavano informazioni sbagliate. Ci siamo dovuti difendere prima dai giornalisti e poi dal resto. Abbiamo avuto condizioni particolari e tutti gli italiani non avrebbero avuto dubbi sul cercare di aiutare Bossetti. I giudici pensano che verrebbero fatti a pezzi se potessero entrare le telecamere”.

Si potrebbe parlare di un ribaltone di sentenza, anche perché alla luce di fatti e documenti agli atti,  questo processo parrebbe più a difesa dell’indagine,  che alla ricerca del colpevole, il colpevole.

Un indagine durata anni, costata milioni di euro, unica nel suo genere, nelle modalità di esecuzione investigativa, che agli atti non giustifica la mancanza di una C.T.U., la mancanza della   Keystone,  ovvero la  chiave di volta che la fotografia in possesso alla Procura sarebbe stata motivo di una sentenza diversa.

Perchè la Procura non ha messo a disposizione la fotografia  di Google al Legale Avv. Claudio Salvagni?.

Perchè nonostante la questione del furgone, già superata nella sentenza in primo grado, e nella quale il comandante del RIS asserisce su giuramento che l’immagine, vista e rivista, e’ un montaggio eseguito in accordo con la Procura per l’informazione di stampa?

Tanti dubbi  ai quali l’avvocato Salvagni , intervistato dalla nostra redazione interviene   “Che Bossetti fosse stizzito  lo posso comprendere. Sono state ribadite infinite volte questioni già superate dalla sentenza di primo grado. È stata nuovamente portata avanti la questione dei furgoni che la sentenza di primo grado ha praticamente smentito. È normale che l’imputato si arrabbi dato che non può disquisire del DNA”. Il materiale per una nuova perizia è veramente finito? “Questo lo dice un consulente dell’accusa, il professore Casari. “Ho ancora i campioni conservati nei frigoriferi”, lo ha detto un consulente dell’accusa. Il punto è che sono state consumate le due tracce migliori ma ci sono comunque altre tracce”. In primo grado la PM Letizia Ruggeri disse che non c’erano foto del campo dove venne rinvenuto il corpo di Yara Gambirasio. Voi avete invece trovato uno scatto dal satellite che mostrerebbe l’assenza del corpo della giovane vittima un mese prima del suo ritrovamento. “Che la procura giochi un po’ a nascondino risulta fuori discussione. Andrebbe chiesto a lei come mai non ci ha messo a disposizione tutti gli atti. Non è un derby, il pm deve trovare, insieme agli avvocati difensori, le verità processuali. Per noi è importantissima questa foto. Abbiamo sdoganato il processo penale 2.0. Abbiamo avuto la vicinanza di centinaia di persone che si sono interessate al caso. Ognuna a modo loro ha cercato di aiutarci. Gianluca Neri è riuscito ad entrare in possesso di questa foto che merita la massima attenzione”. Perché sarebbe così importante? “. Va letta congiuntamente alle informazione di Peter Gill, il padre della genetica forense. Lui ci ha detto che prima di affrontare qualsiasi argomento sul DNA bisogna valutare che quella traccia, di quella purezza, non può resistere all’aperto per più di cinque o sei settimane. Abbiamo quindi unito la testimonianza a questa fotografia. Le due cose insieme ci fanno riflettere. Se quel corpo è arrivato lì poco prima del ritrovamento, invece che tre mesi prima come sostiene la sentenza di primo grado, direi che cambia completamente la storia. La sentenza sarebbe da riscrivere”.

Chi può escludere un omicidio in ambito giovanile, se la Procura non ha mai eseguito alcuna indagine seguendo un filone tanto “moderno” quanto crudele della nostra giovane società?

Gli italiani non vogliono una verità, ma la verità, che parrebbe non rispecchiare la sentenza che condanna all’ergastolo Massimo Bossetti (leggi sentenza integrale su www.tribunaliitaliani.it).

http://www.tribunaliitaliani.it/wp-content/uploads/2017/07/per-trib.pdf parte 1

http://www.tribunaliitaliani.it/wp-content/uploads/2017/07/per-trib2.pdf parte 2

http://www.tribunaliitaliani.it/wp-content/uploads/2017/07/per-trib3.pdf parte 3

http://www.tribunaliitaliani.it/wp-content/uploads/2017/07/per-trib4.pdf parte 4

http://www.tribunaliitaliani.it/wp-content/uploads/2017/07/per-trib5.pdf parte 5

http://www.tribunaliitaliani.it/wp-content/uploads/2017/07/per-trib6.pdf  parte 6

http://www.tribunaliitaliani.it/wp-content/uploads/2017/07/per-trib7.pdf parte 7

http://www.tribunaliitaliani.it/wp-content/uploads/2017/07/per-trib8.pdf  parte 8